Il Mental Coaching nello Sport come il prendersi Cura

Sono passati due giorni dalla fine della 100 km del Passatore.
Una delle gare di corsa più belle d’Italia, caratterizzata da magie indescrivibili ed energie speciali.
Ed ora mi voglio regalare del tempo per ripercorrere la mia esperienza, passo dopo passo.

Per molti, l’idea di correre 100 km su e giù per gli Appennini, di notte, con un massimo di 20 ore a disposizione per completarla, può sembrare una cosa assurda, da “pazzi”, invece, dietro a questa prelibata scelta ci sono mille motivi, dalla semplice sfida con se stessi, al dedicare la corsa stessa ad una persona amata che non c’è più o che per qualche motivo, magari di salute, non può permettersi di correrla.

Quello che accumuna le migliaia di persone, che fanno la 100 km, tutte diverse tra loro, dai 20 anni ai 94, dai professionisti agli esordienti, dai vedenti ai non vedenti, è una cosa che va oltre alla gara, e che si chiama viaggio.

La 100 km per tutti è un viaggio.
Un viaggio di vita.
Alla scoperta di un qualcosa,
Alla comprensione di un qualcosa,
Alla conferma di un qualcosa.
Un viaggio del corpo nutrito dall’anima  che permette ad ognuno di entrare in contatto con se stessi, incrociando sguardi, sorrisi e lacrime di altrettante persone che stanno andando verso la stessa direzione.
Mille modi di viaggiare,
Mille modi di vedere,
Mille modi di sentire,
Mille modi di emozionarsi,
Mille e mille modi che insieme creano una gioco sinergico ricco di umiltà e verità, che fa si che ogni passo verso Il traguardo sia segnato da uno degli ingredienti più importanti della vita di ognuno di noi, l’amore.

In questa edizione, io, insieme ai miei colleghi Mental Coach di Ekis Sport, abbiamo avuto l’opportunità di farne parte, come risorsa e dare valore segnando la storia dello Sport.

Abbiamo avuto lo spazio per creare qualcosa di nuovo,
Qualcosa di grande,
Qualcosa di speciale,
Di fare parte di un qualcosa di unico dove questo amore è stato valorizzato dalla parola cura.

Dopo due serate di allenamento mentale, ricche di emozioni, adrenalina, entusiasmo, tensioni, paure, dubbi, certezze, la prima a Faenza, la seconda Firenze, arriva il grande giorno.
Siamo presenti alla partenza, sul percorso nei punti di massimo ritiro e all’arrivo.
Svolgiamo un eccellente lavoro di squadra.
Come noi  sappiamo fare, mettendo il cuore in prima linea.

Io sono a Marradi, che si trova 65 km dalla partenza e a meno 35 dall’arrivo!
Non riesco a ricordare con quante persone ho incrociato lo sguardo,
Con quante persone ho sorriso,
Con quante persone ho parlato.
Non riesco a ricordare quante persone ho accompagnato nel continuare  fino alla fine quando stavano per mollare, non riesco a ricordare quante persone ho sostenuto, incitato…
Non riesco a ricordare a quante persone ho spostato il focus, ristrutturato un ritiro.
Non riesco a ricordare a quante persone ho fatto cambiare una sensazione,
Non riesco a ricordare a quante persone ho fatto visualizzare l’arrivo al traguardo ancorando a loro la sensazione che avrebbero vissuto in quel momento, facendo si che sia stata la benzina per le loro gambe in quei ultimi 35 km.

Non riesco a ricordare il quanto, ma riesco a ricordare il come.

Il come sono entrata in contatto con ognuno di loro,
Il come mi sono concessa e mi è stato concesso di svolgere al meglio il mio lavoro.
….Con la Cura.

Si, con la cura.
Perché il Coaching è anche avere cura delle persone.
Prendersi cura di loro.
Prendersi cura dei loro stati d’animo e pensieri.
Prendersi cura dei loro dolori.
Prendersi cura dei loro bisogni fisici ed emozionali.
Prendersi cura dei loro sogni ed obiettivi.

Dietro al Coaching, per me, c’è questa parola di grande valore.
E alla 100 km del passatore, noi mental coach ci siamo presi cura di quasi 3000 persone.
Sono convinta che la nostra presenza sia stata di fondamentale, molto apprezzata, e sono convinta che questo sia stato solo l’inizio di un qualcosa che può rivoluzionare l’approccio del Mental Coaching nello sport e così nella vita.
Per il valore che ha e per la risorsa che da, nella vita di ognuno di noi.

Abbiamo inaugurato la nuova stagione del Mental Coaching sportivo dove mente, cuore corpo diventano un tutt’uno a braccetto verso la realizzazione di un sogno, verso la versione migliore di ognuno.

Cosa me lo fa dire?!
Tante cose ma racchiuso tutto in una storia.

È domenica, la gara si è conclusa
Entro in stazione a Faenza per prendere il mio treno quando sento urlare il mio nome!
Mi giro!
Seduti sulla mia destra, uno a terra e uno sulla panchina, ci sono due ragazzi che volevano mollare e che invece, dopo aver passato del tempo insieme a me a Marradi, sono arrivati alla fine.
Li pensavo qualche minuto prima, mi chiedevo come stessero e avrei tanto voluto avere loro notizie.
Ed ecco che l’universo si è mosso.

Quando mi giro ed incrocio i loro sguardi, vengo assalita da un mix di emozioni.
Il tempo di un sorriso e uno di loro esclama:
“Mortacci tua che mi hai fatto arrivare alla fine!”
Mi sento felice, amata , appagata, mi infilo tra le loro braccia e mi sento parte di un qualcosa che va oltre ad aver raggiunto un traguardo di una gara.
Mi sento parte di un qualcosa che durerà per loro, tutta la vita, e anche per me.
Perché per tutta la vita, grazie al momento di difficoltà che hanno superato, in questa gara, sanno da ora in poi che ce la possono fare ancora di più.
Grazie alla loro mente, grazie al loro cuore.
Era la loro quarta volta, e uno di loro, Tiziano, aveva quattro cuori disegnati su una fascia legata alla caviglia.
Tre erano riempiti, il quarto era da riempire una volta arrivato alla fine.
E in quei momenti in cui abbiamo parlato insieme, nel pieno della notte a Marradi, tra la stanchezza, i dolori, la frustrazione e la voglia di fermarsi, gli ho ricordato più volte quel cuore da riempire e il valore che aveva per lui.

Perché alla fine, quando tutto finisce ma continui a metterci il cuore è il momento in cui tutto ha un nuovo inizio.
Quell’ inizio infinito che ti porta ovunque tu abbia voglia di andare.
Quando ci metti il cuore non esistono limiti.
Quando ci metti il cuore l’infinito ti spetta.

E il Coaching è anche questo.
Prendersi cura, con il cuore, della vita delle persone.

E se questo è solo l’inizio della storia, chissà cosa riusciremo a scrivere…
Probabilmente, un manoscritto ricco di esperienze entusiasmanti di grande valore e di esempio, tutte diverse tra loro ma con una cosa in comune: Il Mental Coaching.

“Sii presente con entusiasmo e dannatamente deciso, mettiti un po’ di  musica nella testa, fai ballare il tuo cuore in armonia con le tue gambe, fidati di te, mantieni il tuo ritmo, ama la fatica e continua a correre fino al  km”

Al prossimo anno.

Con amore e cura.

100per100Martina 

marradi

 

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